Se qui si è parlato solo di difetti e non di pregi, ci conforti che tali difetti e non pregi riguardano solo la capacità organizzativa delle associazioni partenopee; la bellezza della nostra città, in questa sede come in altre, non può e non viene minimamente confutata ed è in grado di ripagare un turista di tutte le emozioni auspicate. Il calore di molti di noi, cittadini residenti e non, diviene quasi un imperativo morale a sostituire dubbie pecche nella gestione dei servizi che se messi in dubbio, trovano risposta nella sempre appellata richiesta di libero arbitrio, espressa con la troppo abusata formula del “se non ti piace, non ci venire”. Noi napoletani che spendiamo soldi e che non ci arrocchiamo in rigide mentalità provinciali, che per lavoro o per diletto ci troviamo a decantare fuori dal napoletano le nostre possibilità, vorremmo finalmente veder valorizzate le nostre bellezze anche da più sensibili e oculate attenzioni organizzative e mondane. Il turista, consolato; a noi, quelli che restano, non rimane che di tornare in quei posti quando si può e di mettere in scena l’essenza dello spirito di un popolo che anche in questa occasione si attesta ogni fine settimana con: “Scurdammece o’passato, simme è Napule paisa’”.
Stasera calma piatta. Nessuno che vuole uscire, nessuno si fa sentire. Vorrà dire che me ne starò a casa tutto bello contento col mio barattolino sammontana e il mio bel libro. Tullio Avoledo, Elenco telefonico di Atrlantide, edizione ET Einaudi - 13 euro, ma attualmente gli Einaudi sono scontati alla Feltrinelli. Divagavo. Dicevo che a un certo punto ho avuto un altro pensiero inequivocabile,; ci provassero a dissentire su questo. Mi sebra ovvio che stasera si scoccino di uscire, gli amici (tze').
Venerdì sera vai al Depot. Assolte le tue fisiologiche esigenze di uscire ovvio che stasera (guardacaso la sera dopo), non hai alcuna conviviale esigenza di pura compagnia. Ovviamente dissentiranno su questo, spero per loro che lo facciano. Ma è così. Il movente è solo quello, tutto il resto è noia!
Barcellona offre di tutto. Una città ordinata, pulita contrariamente alle aspettative, con tanti giovani provenienti da tutto il mondo. Arte, divertimenti, relax. Pensi che quattro giorni siano pochi per godere di una vacanza soddisfacente, eppure resti sorpreso di quanto sia facile muoversi e gestire il tempo in una città come quella. In effetti è questa la cosa che ti stupisce di più. Non sembra d'essere in una città del sud, Barcelona ha le pretese di una grande città nordica: ordinata e a misura d'uomo. Tutto questo ad un napoletano di oggi non può che far piacere. La differenza con le città del nord Europa però sta tutta nel fatto che lì a Barcellona tutto sembra essere più gioioso, più incline al divertimento... e poi il tempo aiuta molto a vivere le strade e i luoghi aperti che ti offre.
Ora voi prendete questo, declinate tutte le opportunità che avrebbe offerto una città così a un gruppo di amici che viaggiano insieme e cestinatelo, perchè nulla vi potrà offrire più soddisfazione di Barcelona se siete gay e vi piace vivere la notte. Locali che sono sempre stracolmi di stranieri provenienti da tutto il mondo e i fine settimana che cominciano di mercoledì. Ed è festa fino al mattino. Ovviamente vi dovete aiutare con qualcosa, sennò farete come me che dopo un paio d'ore a dimenarvi in discoteca, bella c'è da dirlo, potete dichiaravi cotti a puntino per tornare a casa. Se siete gay dicevo, ve ne potete fregare dei localini aperti fino a tardissimo dove si può bere e rilassarsi, divertirsi e conoscere gente. Ve ne potete fregare delle bellissime sensazioni visive che offre la città durante la notte. Ve ne potete fregare della sana ed allegra gioventù che solca le strade ridendo fino alle lacrime e trovandosi a condividere con semisconosciuti passioni, giochi, divertimento, culture e un buon bicchiere di sangria. Dimenticatevelo se viaggiate con persone "drogolose" in odore del famigerato D-boy o Souvenirs. Sono locali questi che battono tutta la concorrenza. Che ti fanno dire: cazzo io voglio vivere qui. Peccato che io queste cose non le ho viste. Scemo io se m'aspettavo tante belle bevute coi miei amici, sono proprio strano se non avevo capito il senso di questa vacanza prima di partite. Vi trovate in viaggio e ve ne dovete fregare se una parte del vostro gruppo preferisce passare del tempo da sola piuttosto che godere con voi delle meraviglie di un after consumato alle sette del mattino dopo almeno quattro ore passate in un altro locale. Sei uno sfigato se le tue capacità umane, non riescono a star dietro ai ritmi imposti da altri. Tanto se non ti sta bene e non ti vuoi fare, nessuno ti obbliga e te ne puoi stare a casa. Ve ne dovete fregare sì, e dovete affermare che se non fosse andati al D-boy la vostra vacanza sarebbe stata irrimediabilmente compromessa dalla noia. Tutto è lecito, pur di star li a permettere a una pasticca di divertirsi al posto vostro. Tutto è sacro se quella pasticca vi permette di gonfiarvi un "T VOGLIO BBENE" nel petto. Che ve ne frega di Mirò se vi dovete perdere una "stupefacente" dichiarazione d'affetto nel contesto della discoteca più bella del mondo. Che ve ne frega di Picasso a cui nessuno ha fatto caso, se puoi entrare nelle grazie di Edwin, che in questo viaggio è sembrato il migliore amico dei miei amici. Rinunciate pure a una pinta di sangria, a una buona mangiata, finanche all'ubriacarsi di risate come tutti quei ragazzi in giro per la Rambla in una delle vostre solitarie passeggiate notturne; il bello sta nello strusciarsi su fisici scolpiti in affollatissimi locali di cui, per inciso, nessuno ne nega il piacere, forse ne discute la priorità. L'amicizia è un sentimento etico ed è fatta di priorità a cui nessuno ti può educare. Non ci sono istruzioni per l'uso. L'esigenza di non imporre i tuoi ritmi agli altri, di condividersi, di condividere del dispiacersi se qualcuno dei tuoi amici non sente certe cose che per te sono tanto importanti non è qualcosa che può essere insegnato. Lo devi sentire e basta. Un solo istante passa e non torna più e per la teoria delle porte scorrevoli, quel singolo e infinitesimo istante avrebbe potuto portarti a svolte inimmaginate nella vita, se non altro a un bel ricordo. La soluzione per l'accomodarsi non può essere solo il dirsi "io faccio questo, se non ti va tu fai altro"... questo lo dici a uno dei passanti distratti che ti capitano in stanza all'ostello. Ma questo non conta, si sono messe le cose in chiaro sin da subito: voi a Barcelona forse ci siete già stati, inutile ripetersi in genuine manifestazioni di gioia e benessere, la vostra ultima notte in una città straniera e in viaggio con un gruppo di amici non la puoi perdere a ridere e a divertirti. Cazzate. Ti fai una doccia, ti cali qualcosa e ti fai venire l'ansia di dove andare a sbatterti. Un tuo amico ti dice che preferisce andare a letto, tu manco insisti nel convincerlo: tanto lui è fatto così e a te nemmeno viene in mente che magari fa così perchè sei tu che te ne freghi. Quel tipo di divertimento che solo tu hai scelto è tutto e per averlo manco ti ascolto se tu vuoi fare altro; sennò poi come faccio a dirti: caspita, ma non ti avevo mica sentito!!!
E grazie al piffero che non mi senti, manco m'ascolti!!! Però poi la tua pasticca mi vuole bene... ma davvero eh, mica per finta!!!
Ma mi spiace sei polemico. La tua mente e la tua vita, come al solito, peccano di troppe complicazioni mentali che sono solo tue. Gli altri non se li fanno di sti problemi. E grazie al piffero pure qua!!! Gli altri preferiscono farti la bella faccia e andarsene in giro da soli, e fregarsene come te di mettere al primo posto il brindare "insieme" per la fine di un viaggio fatto "insieme" e che magari ti resterà dentro la testa e nella pancia per tutta la vita. Gli altri preferiscono farsi una buona dormita al posto di stare con te e le tue chetamine!!! E conta poco se a quegli altri "gli vuoi bene" o pensi di volergliene. Se gli dedichi le tue tesi di laurea o ci condividi i tuoi momenti di sconforto, quegli altri a conti fatti e checchè se ne dica sono stati per questo viaggio solo qualcuno con cui dividere la camera risparmiando qualche soldo!!! Ma tu manco ci hai pensato, perchè se ti fossi fermato cinque minuti a pensarci avresti rischiato di perdere la coincidenza col tuo amico Edwin, che ti passa i pass per andare al BIBBOI, che è bellissim!!! e che infondo fa un piacere a tutti. E allora: EDWIN SANTO SUBITO!!! E se sei una povera frocia eretica, se non ne capisci l'importanza sono cazzi tuoi. Tu fa quello che ti pare, tanto nessuno ti obbliga, con la buona pace per gli scrupoli. Al solito ti complichi la vita e vivi male... ah già io me ne sono dimenticato loro, quelli che si divertono tutta la notte, vivono benissimo: hanno a differenza mia un mucchio di amici che nn si lamentano di loro, hanno stime condivise in giro, hanno persone che li cercano. Mica ce le hanno le ansie di notte, gli sconforti ingiustificati come me. La loro vita è serena e la mia no. Loro si che la vita la sanno vivere è così evidente. La felicità mi evità perchè sono polemico e complicato, ma loro... loro l'hanno trovata la strada della felicità!?! E' vero chi vi scrive come altri non c'è l'ha questa stima così tanto condivisa in giro, ma io posso dire di averla voluta perdere molte volte quella stima rendendomi insopportabile ai froci. Posso dire di aver voluto farmi dei nemici e sono molti. Ma dice il detto: molti nemici tanto onore!!! Ben più grave è non aver la stima degli amici, di quegli stessi con cui ti cali di tutto al BIBBOI, ma che non obbiettano niente quando mi sentono lamentarmi dei tuoi difetti, che ormai non sono più difetti ma solo un modo di vivere scialba la tua vita. Tu come altri ti lamenterai di me, ben venga tanto per te è importante divertirti al BIBBOI che è bellissm... Sono quello che sono e quello che sono ha reso pochissime volte necessarie delle scuse, molto più spesso ha reso necessarie quelle degli altri. In effetti non so nemmeno perchè mi lamento, quelle pasticche in taluni casi hanno reso migliori talune persone. Più simpatiche. M'hanno fatto "pariare", mi hanno reso più forte facendomi vedere tutto ciò che per fortuna non potrò essere. Tutto sommato io posso dire di essere me stesso sempre, con tutti i miei difetti. Una pasticca non mi migliora, anzi richia di peggiorarmi. Non sono un puritano però. Il mio cervello è la cosa a cui dedico più tempo, però e anche qualcosa di cui spesso è meglio liberarmi. Quello che dico non interessa a nessuno ed è per questo che ho imparato a scriverlo, interesserà a me nel rileggerlo nero su bianco e a darmi forza; ed è questo il senso. Il senso di un viaggio è crescere e imparare nuove cose e io in questo devo essere riconoscente a questo viaggio. Ora sono un pochino più forte. Prima di partire non ero sereno, ora invece lo sono... Un passo dietro l'altro sulla Rambla di notte mi hanno fatto crescere e capire. Le mie scarpe ora sono un pò più consumate, ma per fortuna sono scarpe che hanno l'unica e originale forma del mio piede e non staranno bene a nessun altro. Perchè io sono quello che sono e non si può essere felici e profondi allo stesso tempo, ma a quanto pare nemmeno essere sciocchi rende felici. L'ho visto e lo avete visto anche voi... Io mi tengo quello che ho imparato, tanto alla fine felice o non felice ce ne possiamo andare tutti al BIBBOI... che è bellissim!!! Buon viaggio a tutti!!!
E' molto utile per orientarsi se non sapete chi votare, ve lo consiglio:http://www.voisietequi.it/index.html
di Curzio Maltese
Sarà la convinzione d'avere il sole della vittoria in tasca. Saranno l'età e i chilometri: alla quinta campagna elettorale il repertorio fatalmente si avvizzisce. Sarà che Berlusconi è sempre stato così, ma insomma il livello di gaffes ciniche e volgari assemblato dal Cavaliere in due settimane di campagna elettorale sembra eccessivo perfino agli amanti del genere.
Persi i grandi alibi del sogno e dell'anticomunismo, a Berlusconi sono rimaste soltanto le barzellette. L'intera sua campagna assomiglia a una barzelletta, del genere greve. L'altra sera al Tg2, a una ragazza precaria che gli poneva un problema serio ("Come si può metter su una famiglia con 600 euro al mese?") il candidato premier del centrodestra ha consigliato di sposare Berlusconi junior o "un tipo del genere", un figlio di miliardario. Di fronte al gelo dello studio, il grande comunicatore ha poi improvvisato una risposta seria delle sue, cioè lievemente meno cialtrona.
Non si era ancora spenta l'eco della candidatura di Ciarrapico, giustificata da Berlusconi più o meno così: d'accordo, è un fascista ma possiede giornali "che servono". Il verbo è da intendersi in senso largo. Il passaggio logico in cui il primo editore d'Italia dava per scontato che i giornalisti siano servi dei loro padroni è sfuggito alla già rinomata categoria. Ma in molti pagheremmo una cifra, come si dice a Milano, per vedere Berlusconi ripetere il concetto ai leader del partito popolare europeo, che ieri hanno chiarito di non essere disposti ad accogliere nostalgici di Mussolini.
Poco prima il Cavaliere, per tener fede ai propositi di fair play elettorale, s'era messo a stracciare in pubblico il programma del Pd. La campagna era cominciata peraltro con una solenne presa per i fondelli dei suoi elettori, intorno alla vicenda della candidatura di Clemente Mastella. Berlusconi aveva ammesso di aver offerto la candidatura a Mastella, ai tempi in cui questi era ancora nel centrosinistra, ma d'aver poi deciso di non onorare la promessa, "perché secondo i sondaggi, ci farebbe perdere dall'otto al dieci per cento". Anche qui è passato inosservato il passaggio logico per cui un quarto degli elettori del Pdl sarebbero tanto imbecilli da non distinguere fra un gesto politico convinto, magari dettato da scrupoli etici, e una trovata opportunistica.
Nella democrazia americana, che Berlusconi cita da una vita a modello, una qualsiasi di queste gaffes, per usare un eufemismo, avrebbe comportato l'immediata fine della carriera politica. In Italia, per fortuna sua ma non nostra, offendere le donne, i media, gli avversari e perfino l'intelligenza dei propri elettori, non è considerato grave. Neppure o soprattutto dagli interessati. E' possibile, anzi probabile, che Berlusconi non abbia perso un solo voto dei suoi, né di donne, né di giornalisti, né fra i molti antipatizzanti dell'ex Guardasigilli. Ci sono ben altri problemi, come ripete il Cavaliere. Per esempio la questione della spazzatura a Napoli, per la quale lui stesso non ha fatto nulla nei sette anni di governo.
Il tratto più sorprendente è come Berlusconi, ormai il più anziano leader in attività d'Italia e fra i più anziani del mondo, in tanti anni non abbia raggiunto un grado minimo di dimestichezza con il linguaggio democratico. Il linguaggio che accomuna in Europa e in Nord America tutti i capi di partito, conservatori o progressisti, con sporadiche eccezioni populiste, fenomeni in genere di breve durata o di limitato consenso.
Il richiamo della foresta in lui è sempre più forte di tutto, perfino in una campagna elettorale nata all'insegna della moderazione e, in teoria almeno, vinta in partenza dal centrodestra. Al cinismo berlusconiano il Paese è mitridatizzato da anni. Non manca chi lo considera, fra seguaci e avversari, con divertimento. Si accettano già scommesse sulle barzellette e le battute che il capo potrà sfornare quando incontrerà da premier il primo presidente donna o il primo presidente nero degli Stati Uniti. Tanto, ci saranno sempre "ben altri problemi". Ma se non si riesce a cambiare nemmeno la forma, figurarsi la sostanza.
(14 marzo 2008)
Vivo in uno stato di sospensione,
salasso la mia anima col tempo
che non porta mai sollievi.
Aggiungo sabbia alla mia sabbia già sul fondo.
Troppo pesante è ormai il mio profondo
per rendermi leggero.
Eppure so' che questo non mi porta a niente.
Eppure vivo per cose che sono estranee a me...
Sopravvivo, eppur ci sono!
Tu dici: Che la mia voglia di te è inopportuna.
Io tingo la mia faccia di rosso vergogna, per essere stato tanto banale. Ma poi ci penso. Perchè deve essere inopportuna la voglia di qualcuno.
Mi hai fatto capire in tutti i modi che io sono quel maglione che stai per comprare ma che già sai ti stancherà presto. Me l'ero messa da parte, volevo stare con te per il semplice gusto di scambiare una birra. Vederti muovere, in quel modo che tanto mi piace. Starti vicino. Ogni tanto. Mi bastava questo, ma la tua irresistibile abilità nel contraddirmi mi ha ancora una volta obbligato a cestinare idee a cui stavo cercando d'abituarmi. A cosa è servito spostare più in là il nostro "rapporto". Perchè hai voluto farlo?
A cosa è servito vestirti di quella propositività che nel nostro primo incontro non hai avuto. A cosa servono tante parole, tanti pensieri, il sorseggiare del buon vino in un localino carino, il condividere esperienze e lo scambiarsi consigli... il trovarsi a ridere, lo sfiorarsi, e lo star bene insieme, se poi tutta la tua voglia di me si riduce a una sveltina in auto lungo un viottolo buio? Era bello si sentirti, toccarti e osservarti mentre ti tocci. Ho ancora ben stampati dentro alla mia mentre quelle immagini; tu nemmeno te le ricordi. Ma a cosa serve? Credi davvero che tutte quelle parole per me erano solo un preambolo allo svuotarmi i coglioni? Credi davvero che a me di te possa mai interessare solo quello? Mi interessa e moltissimo, ma non potrà mai corrispondere al mio volermi sentir scelto... da te, da tutti.
E poi come fanno ad essere dentro la stessa persona tutta quella voglia di possedermi in un preciso momento e tutta quella disarmante indifferenza dell'ultima sera quando mi sono ancora una volta proteso verso di te e ho ricevuto solo un pallido assenso? Ancora una volta ho svenduto la mia dignità alla voglia che ho di te. Me ne rallegro quasi, almeno so' di non lasciare nulla all'incertezza.
Tornano tutte le mie ansie... tornano tutte le mie paure... tornano tutte le mie tristezze...
Eppure eri così bello!!!